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Robert Dutesco

Robert Dutesco
30 years. The Wild Horses of Sable Island


  • Leggi l’introduzione alla mostra - ITA

    I Cavalli Selvaggi dell’Isola di Sable
    Prefazione all’edizione 2014

    L’Isola di Sable, Nuova Scozia, Canada, situata a 43.933 di latitudine e 60.007 di longitudine, è stata il luogo di oltre 475 naufragi fin dai primi anni del XVII secolo. Per centinaia di anni, l’Isola di Sable è stata vista come un luogo temuto: il “Cimitero dell’Atlantico”. Mai colonizzata stabilmente, l’isola ha però ospitato temporaneamente naufraghi, detenuti trasportati, pirati e saccheggiatori. Il primo naufragio registrato risale al 1583, quando una delle navi di Sir Humphrey Gilbert si inabissò.

    I Cavalli Selvaggi, così chiamati per l’isola che abitano, sono oggi gli unici mammiferi terrestri dell’Isola di Sable. Abbandonati lì molto tempo fa da marinai o portati a riva dai naufragi sulle numerose secche che circondano l’isola, questo branco selvatico è riuscito a sopravvivere in un ambiente austero e implacabile, privo di alberi e con solo erba marina e pozze d’acqua piovana a sostenerli.

    Più impariamo, meno sappiamo; il presente è messo in discussione da un passato nascosto. Questo è certamente vero per l’Isola di Sable, un luogo dimenticato dal tempo, un’isola la cui storia e le cui tragedie si perdono nella nebbia e nelle tempeste, avvolte, per lo più, da misteri di tempo e contraddizione. In verità, ci troviamo al confine di un nuovo universo dove antiche vie preistoriche di conoscenza e migrazione sono messe in discussione da nuove scoperte e reperti, e la storia viene continuamente riscritta.

    Il naufragio di Uluburun, scoperto al largo della costa dell’Anatolia e carico di rame dell’età del bronzo, sfida tutto ciò che sappiamo sull’America e sulla sua scoperta: il rame era estratto a Isle Royale nel Lago Superiore, ma la nave è precedente al viaggio di Colombo di quasi tremila anni! Questo è importante per la nostra piccola isola situata tra la Corrente del Golfo e la Corrente del Labrador, una sorta di nastro trasportatore utilizzato da tutti i viaggi del passato e del presente. Il Titanic giace a 462 miglia nautiche dall’Isola di Sable. Questa grande tragedia del 1912 nacque dalla decisione del capitano di utilizzare questo nastro trasportatore per ridurre i tempi di viaggio e tentare di battere il record mondiale delle traversate atlantiche. L’ultimo naufragio a Sable è stato quello di una barca a vela durante una traversata mondiale partita da New York verso l’Europa nel 2004. La barca ha rotto lo scafo a circa cinque chilometri dalle coste meridionali dell’isola ed è stata infine spiaggiata da una forte tempesta.

    Sappiamo che solo nel XIX secolo l’Isola di Sable ha visto più di trecento naufragi. Se davvero l’età del bronzo è stata alimentata dal rame estratto su quella piccola isola del Lago Superiore — Isle Royale — mi chiedo quante navi siano passate da Sable Island nei millenni passati e quante di esse non siano mai riuscite a superare l’isola, quanti naufraghi siano rimasti non registrati. Lascio questa ricerca ad altri. Io invece vi porterò con me a Sable così come l’ho trovata. Vi porterò vent’anni di documentazione fotografica e scoperta di questo luogo dimenticato, abitato da circa cinquecento cavalli selvaggi, cinquecento naufragi e cinquecento anni di storia conosciuta.

    Le possibili origini e la storia genetica di questi cavalli rimangono un tema aperto. Alcuni libri sparsi e i diari del Sovrintendente dell’Isola di Sable vi presenteranno fatti concreti, eventi e storie sull’uomo — uomini che, per un breve momento, hanno tentato di domare Sable — ma nessun libro vi racconterà del primo cavallo arrivato sull’isola. C’è però una verità bella e incontrovertibile: quasi tutti i cavalli selvaggi discendono da animali naufragati, alcuni forse abbandonati volontariamente sulla riva, ma tutti naufraghi su un’isola deserta. Per una strana sventura, sono stati restituiti alla natura.

    Resistendo alla tentazione di sapere, di cercare risposte in anticipo, il mio viaggio alla scoperta dell’Isola di Sable può essere descritto come il viaggio in un mondo sconosciuto i cui abitanti chiamiamo “CAVALLO”, un essere di cui non so nulla. Alla domanda che mi viene sempre posta, “Quanto ti sei avvicinato a loro?” rispondo: tanto quanto loro hanno voluto, come quando nella giungla si scopre una tribù sconosciuta e si deve praticare umiltà; con rispetto, curiosità, pazienza, comprensione, simpatia, amore e con la minima paura possibile, mi sono avventurato con ingenuità, piacere e gioia nella loro terra incontaminata, pensando che tutto ciò che resta delle grandi tragedie di centinaia di naufragi sono questi cavalli selvaggi. Dichiarandomi ambasciatore di Sable, ogni mio passo è stato importante, creando un nuovo ricordo solo per i loro occhi, di chi siamo — noi, “UOMO”.

    Questa secca in mezzo a un oceano pieno di anime dovrebbe essere lasciata intatta, se non nella memoria di chi è passato, almeno per la memoria futura, la memoria dei figli dei nostri figli e dei loro passi luminosi e futuri. Dobbiamo preservarla senza intrusioni o pretese di sapere. A chi si avventurerà nel viaggio di scoperta di Sable, spero che le intenzioni siano sincere. Spero che attraverso l’osservazione non invasiva, il totale rispetto, l’ammirazione e l’amore per l’isola, l’ambiente e i suoi abitanti selvaggi, questa memoria futura sarà migliore di quella che l’umanità ha creato per tutto ciò che è “SELVA”.

    L’Isola di Sable e il suo branco di cavalli selvaggi dovrebbero essere lasciati liberi, fuori dal controllo o interferenza umana. Con il nuovo Parco Nazionale canadese istituito nel 2014, che in molti aspetti applaudo, questa idea è stata messa in discussione. Il bene viene con il male. Quello che so, e spero sarete d’accordo, è che fino ad oggi nessun luogo selvaggio è migliorato dopo essere stato scoperto, conquistato e domato dall’uomo.

    Il 6 giugno 2013, il nuovo disegno di legge canadese S-15 ha ricevuto l’Assenso Reale ed è diventato legge. Questa modifica al National Parks Act consente l’esplorazione di petrolio e gas all’interno della Riserva del Parco Nazionale dell’Isola di Sable, o in qualsiasi altro Parco Nazionale canadese, inclusa la fratturazione idraulica sotto l’isola stessa e la perforazione offshore a solo una miglia nautica. Per questo ecosistema incredibilmente fragile, le conseguenze di tali attività potrebbero essere devastanti. Lo strato sottile di acqua dolce sotto la superficie sabbiosa, una volta disturbato, potrebbe non recuperare mai più. Quest’acqua è l’unica cosa che mantiene viva Sable, la sua flora e fauna, il suo branco selvaggio.

    Il 26 novembre 2013, ero seduto nell’auditorium del campus della Saint Mary’s University di Halifax, ad ascoltare un grande dibattito sull’Isola di Sable e il neonato Parco Nazionale, mentre la sessione di domande e risposte si trasformava in quesiti e preoccupazioni riguardo al disegno di legge S-15. In quell’uditorio di circa cinquecento persone, si percepiva un filo comune di unità, la cui voce diceva: forse non tutto è in vendita e non tutto deve essere valutato in termini di denaro, perché alcune cose sono doni, offerti a tutti noi, per tutti noi.

    Questo progetto vi offre la bellezza selvaggia che ho incontrato, così come essa mi ha accolto e come scorre attraverso di me mentre scrivo queste parole. Desidero e spero di avvicinarvi a un luogo fuori da ciò che conoscete come “CAVALLO”, “SELVA” e “LIBERTÀ”, un luogo fuori dal tempo, dal desiderio e dalla conquista.

    Roberto Dutesco
    I Cavalli Selvaggi dell’Isola di Sable
    Prefazione all’edizione 2014

  • Read the introduction to the exhibition - ENG

    The Wild Horses of Sable Island
    Preface to the 2014 edition

    Sable Island, Nova Scotia, Canada, located at 43.933 Latitude and 60.007 Longitude, is the site of over 475 shipwrecks since the early seventeenth century. For hundreds of years, Sable Island was seen as a fearful place: the “Graveyard of the Atlantic.” Never permanently settled, Sable Island has seen temporary occupation by shipwrecked sailors, transported convicts, pirates and wreckers. The first recorded shipwreck was of one of Sir Humphrey Gilbert’s ships in 1583.

    The WILD HORSES, named for the island they inhabit, are now the only terrestrial MAMMALS on SABLE ISLAND. Abandoned there by sailors long ago or cast ashore from wrecks on the many sandbars that surround the island, this feral herd has managed to thrive in an austere, unforgiving environment that offers not a single sheltering tree and just sea grass and rainwater ponds for sustenance.

    The more we know, the less we know; the present moment is challenged by the hidden past. That is certainly the case for Sable Island, a place forgotten by time, an island whose history and tragedies linger in fog and storms, most, if not all, shrouded by mysteries of time and contradiction. In truth, we stand at the edge of a new universe where prehistoric highways of knowledge and migration are brought into question by new discoveries and artifacts, history constantly rewritten.

    The Uluburun shipwreck, discovered off the coast of Anatolia, filled with Bronze-Age copper, challenges everything we know about America and its discovery: the copper was mined on Isle Royale in Lake Superior, but the ship predates the voyage of Columbus by nearly three thousand years! This is important to our small island situated on the Gulf Stream and the Labrador Current, a conveyor belt used by all voyages of the past and present. The Titanic lies 462 nautical miles from Sable Island. This great tragedy in 1912 sprang from the captain’s decision to use this conveyor belt for shortened travel time and a chance to beat the world record for transatlantic crossings. Sable’s last shipwreck was of a sailboat on a world crossing departing from New York City on its way to Europe in 2004. It broke its keel some five kilometers from the southern banks of Sable Island and was eventually thrown ashore by a heavy storm.

    We know that in the 1800s alone Sable Island had more than three hundred shipwrecks. If indeed the Bronze Age was fueled by copper mined on that tiny island of Lake Superior—Isle Royale—I simply wonder how many ships have traveled by Sable Island in the past thousands of years and how many of them did not make it past the island, how many wrecks went unrecorded. I will leave that search for others. What I will do instead is bring you with me to Sable as I have found it. I will bring you my twenty years’ photographic documentation and discovery of this forgotten place, belonging to some five hundred wild horses, five hundred shipwrecks and five hundred years of known history.

    The possible origins and genetic history of these horses remain an open subject. A few scattered books and the Sable Island Superintendent’s journals will present you hard facts, events and stories about man—men who, for a brief moment, tried to tame Sable—but not one book will tell you of the first horse arriving on the island. There is, however, one beautiful, incontrovertible truth: of the wild horses, almost all are descendants of shipwrecked animals, some perhaps deliberately abandoned on the shore, but all castaways on a deserted island. Through strange misfortune, they have been returned to nature.

    Resisting temptation to know, to seek the answers ahead of time, my journey into discovering Sable Island could be described as travelling to an unknown world whose inhabitants we describe with the name “HORSE,” a being I know nothing about. To the always-asked question, “How close did you get to them?” I answer: As close as they wanted me to be, as if when in the jungle and discovering and unknown tribe, one must practice humility; with respect, curiosity, patience, understanding, sympathy, love and as little fear as possible, I ventured with naiveté, with pleasure and with joy onto their unspoiled land, thinking that all that is left of the great tragedies of hundreds of shipwrecks are these wild horses. Becoming a self-declared ambassador to Sable, my every step was important, creating a new memory for their eyes only, of who we are—us, “MAN.”

    This sandbar in the midst of an ocean full of souls should be left alone, if not in the memory of the ones who have passed away, then for future memory, the memory of our children’s children and their light, their future steps. We must preserve without intrusion or pretense to know. For the ones who will venture into the journey of discovery, into Sable, I hope their intentions are sincere. I hope that through their unintrusive observation, total respect, admiration and love for the island, environment and wild inhabitants, this future memory will become better than the one humanity has created for all that is “WILD.” 

    Sable Island and its band of wild horses should be left alone to be free, outside human control or interference. With the newly formed 2014 Canadian National Park, which in many ways I applaud, that idea has come into question. The good comes with the bad. What I know, and I hope you agree, is that up to the present moment, not one wild place has become better once discovered, conquered and tamed by man.

    On June 6, 2013, the new Canadian Bill S-15 received Royal Assent and became law. This amendment to the National Parks Act allows oil and gas exploration inside Sable Island National Park Reserve, or any other Canadian National Park, including fracking underneath Sable Island itself and offshore drilling at just one nautical mile. For this incredibly fragile ecosystem, the consequences of such activity could be devastating. The thin fresh water layer beneath the sandy surface, once disturbed, might never recover. This water is the only thing keeping Sable, its flora and fauna, its wild band, alive.

    On November 26, 2013, I sat in the auditorium of Saint Mary’s University, Halifax Campus, listening to a great debate about Sable Island and the newly formed National Park, as the question and answer session became questions and concerns about Bill S-15. In that audience of five hundred or so, there was a common thread of unity, whose voice said: Perhaps not all is for sale and not all needs to be considered in terms of dollars and cents, as some things are gifts, given to us all, for us all.

    This book offers you the wild beauty I have encountered, as it has received me, and as it runs through me when I write these words. I wish and hope to bring you closer to a place outside what you know as “HORSE,” as “WILD” and as “FREE,” a place outside time, desire and conquest.

     

    Roberto Dutesco

    March 8, 2014

    New York City

  • Lire l’introduction de l’exposition - FRA

    Les chevaux sauvages de l’île de Sable
    Préface à l’édition de 2014

    Située à 43° 55’ 49’’ de latitude Nord et à 60° 00’ 67’’ de longitude Ouest, l’île de Sable ou Sable Island, dans la province canadienne de Nouvelle-Écosse, a été le théâtre de plus de 475 naufrages de navires depuis le début du xviie siècle. Pendant des lustres, cette île a eu l’effroyable réputation de « cimetière de l’Atlantique ». En dehors d’une poignée de résidents permanents – notamment le personnel de la station de recherche atmosphérique –, l’île de Sable a été habitée temporairement par des marins naufragés, des condamnés en route pour le bagne, des pirates et des naufrageurs. Le premier naufrage dont on ait une trace écrite a touché un navire de Sir Humphrey Gilbert, en 1583.

    «Les chevaux sauvages de l’île de Sable » sont à l’heure actuelle les seuls mammifères terrestres présents sur cette île à laquelle ils doivent leur nom. Abandonnés sur place par des marins il y a des siècles ou échoués à la suite de naufrages sur les nombreux bancs de sable entourant l’île, cette harde a réussi à prospérer dans un environnement inhospitalier, sans un seul arbre sous lequel s’abriter et avec pour toute source de subsistance des graminées [CJ1] et de petits étangs d’eau de pluie. 

    Plus on en sait, moins on en sait ; l’instant présent est remis en question par le passé enfoui. C’est certainement le cas de l’île de Sable, un endroit oublié par le temps, une île dont l’histoire et les tragédies, enveloppées pour la plupart – sinon toutes – ­dans les limbes du temps et de la contradiction, languissent dans le brouillard et les tempêtes. En vérité, nous sommes au seuil d’un univers nouveau, dans lequel les autoroutes préhistoriques du savoir et des migrations sont remises en question par de nouveaux artefacts et découvertes. L’Histoire est réécrite en permanence.

    L’épave d’Uluburun, découverte au large de l’Anatolie avec une pleine cargaison de cuivre de l’âge du bronze, a ébranlé nos certitudes quant à la découverte de l’Amérique : ce cuivre provenait de l’Isle Royale sur le lac Supérieur, alors que le bateau était antérieur de près de trois millénaires au voyage de Christophe Colomb ! Un détail qui a son importance pour notre petite île dans la zone de contact du Gulf Stream et du courant du Labrador, un « tapis roulant » pour tous les voyages maritimes passés et présents. Le Titanic a sombré à 462 miles nautiques de l’île de Sable. On impute cette grande tragédie de l’année 1912 à la décision du capitaine d’utiliser ce tapis roulant pour raccourcir le temps de trajet, dans l’espoir de battre le record de la traversée transatlantique. Le dernier naufrage en date remonte à 2004 : alors qu’il faisait route vers l’Europe, un voilier participant à une course autour du monde au départ de New York avait cassé sa quille à environ 5 kilomètres de la côte méridionale de l’île de Sable avant de s’échouer sur le rivage à la suite d’une violente tempête.

    Ne serait-ce qu’au xixe siècle, plus de trois cents bateaux ont fait naufrage au large de l’île de Sable. Si l’âge de bronze a réellement été alimenté en cuivre provenant de cette minuscule île du lac Supérieur appelée Isle Royale, je me demande simplement combien de navires ont vogué dans les eaux de l’île de Sable au cours des derniers millénaires, combien d’entre eux ont vu leur course s’arrêter là et combien de naufrages ne sont pas entrés dans les annales. Je préfère laisser le soin de cette recherche à d’autres. Je vais plutôt vous emmener sur l’île de Sable, telle que je l’ai trouvée. Je vais vous offrir les vingt années que j’ai consacrées à la documentation photographique et à l’exploration de cet endroit reculé, le fief de quelque cinq cents chevaux sauvages, de cinq cents épaves de bateaux et de cinq cents ans d’histoire attestée.

    L’histoire et les origines possibles de ces chevaux demeurent des questions sans réponse. Quelques livres épars et les journaux tenus par le superintendant de l’île de Sable vous relatent des faits, des événements et des histoires brutes sur le genre humain – sur des hommes qui ont tenté, un bref moment, d’apprivoiser l’île de Sable –, mais pas un seul livre n’évoque l’arrivée du premier cheval sur l’île. Il y a cependant une réalité magnifique et irréfutable : si les chevaux sauvages ne descendent pas tous d’animaux naufragés, car certains ont peut-être été délibérément abandonnés sur la plage, ce sont tous des laissés pour compte sur une île déserte. Par une étrange infortune, ils ont ainsi été rendus à la nature.

    Résistant à la tentation de savoir, de chercher les réponses avant l’heure, je pourrais décrire mon voyage exploratoire sur l’île de Sable comme une expédition sur une lointaine planète dont on appelle les habitants « chevaux », une espèce vivante à laquelle je ne connais rien. À la sempiternelle question : « Les avez-vous approchés de très près ? », je réponds : « D’aussi près qu’ils m’ont autorisé à le faire. » Comme lorsqu’on est dans la jungle et que l’on y découvre une tribu inconnue, on doit faire preuve d’humilité. Affichant respect, curiosité, patience, compréhension, sympathie, amour et le moins de crainte possible, je me suis aventuré avec naïveté, plaisir et joie sur leurs terres préservées, me disant que tout ce qui reste de centaines de tragiques naufrages, ce sont ces chevaux sauvages. Je m’étais autoproclamé ambassadeur auprès de l’île de Sable. Aussi chacun de mes pas avait-il son importance dans la constitution d’une nouvelle mémoire réservée au « genre humain ».

    Il faudrait laisser en paix ce banc de sable au beau milieu d’un océan au fond duquel reposent des âmes par milliers, si ce n’est en souvenir des défunts, au moins pour la mémoire des générations futures, celle des enfants de nos enfants et de leurs contemporains[CJ2] , pour guider leurs pas futurs. Nous devons préserver sans nous imposer ni prétendre détenir le savoir. J’espère que ceux qui traverseront l’océan pour aller à la découverte de l’île de Sable seront animés d’intentions sincères. J’espère que par une observation non intrusive, par un respect, une admiration et un amour profonds pour cette île, sa nature et ses hôtes sauvages, ce patrimoine connaîtra un meilleur sort que celui réservé par l’humanité aux entités « sauvages ».

    L’île de Sable et sa harde de chevaux sauvages devraient rester livrées à elles-mêmes, libres, sans aucun contrôle ni ingérence de la part de l’homme. Cette idée a été envisagée récemment, à l’occasion de la désignation en 2013 de l’île de Sable à titre de réserve du parc national canadien, ce dont je me félicite à de nombreux égards. Cependant, le bien ne va jamais sans le mal. Autant que je sache, et j’espère que vous en conviendrez, jusqu’à présent, pas un seul site sauvage n’a tiré bénéfice d’avoir été découvert, conquis et apprivoisé par l’homme.

    Le 6 juin 2013, le nouveau projet de loi S-15 a reçu la sanction royale, devenant ainsi loi canadienne. Cet amendement à la Loi sur les parcs nationaux du Canada autorise l’exploration pétrolière et gazière au sein de la réserve de parc national de l’île de Sable, comme dans tout autre parc national du pays. Cela recouvre la fracturation hydraulique (le fracking) sous l’île de Sable même et les forages off-shore en dehors d’une zone d’exclusion limitée à un mille nautique autour de l’île. Ces activités pourraient avoir des conséquences dévastatrices sur cet écosystème incroyablement fragile. Si la fine nappe d’eau douce située sous le sable venait à être altérée, elle pourrait ne jamais se reconstituer. Cette eau est absolument vitale pour l’île de Sable, sa flore et sa faune, sa harde de chevaux sauvages.

    Le 26 novembre 2013, j’ai assisté au grand débat qui a eu lieu sur le campus universitaire d’Halifax, à la Saint Mary’s [CJ3] University, à propos de l’île de Sable et du nouveau parc national. Au cours de cette séance de questions-réponses ayant tourné à la séance de questions et d’inquiétudes à propos du projet de loi S-15, les quelque cinq cents auditeurs réunis ont parlé d’une même voix : tout n’était peut-être pas à vendre et tout ne devait pas nécessairement être considéré en termes de dollars, car certaines choses nous étaient données en partage pour que nous en profitions tous.

    Ce livre met à vos pieds la beauté sauvage que j’ai rencontrée, telle qu’elle m’a accueilli et telle qu’elle m’habite au moment où j’écris ces mots. Je les écris dans l’espoir de vous faire mieux connaître un endroit qui échappe aux catégories connues de « cheval », de « sauvage » et de « liberté », un endroit qui échappe au temps, au désir et à la conquête.

    Roberto Dutesco

    le 8 mars 2014, à New York


  • Lesen Sie die Einleitung zur Ausstellung - DE

    The Wild Horses of Sable Island 
    Vorwort zur Ausgabe 2014 

    Sable Island, Nova Scotia, Kanada, liegt auf 43,933° nördlicher Breite und 60,007° westlicher Länge im Atlantischen Ozean. Seit dem frühen 17. Jahrhundert wurden hier mehr als 475 Schiffbrüche gezählt. Über Jahrhunderte galt Sable Island, der „Friedhof des Atlantiks“, als Ort des Schreckens. Zu keiner Zeit dauerhaft besiedelt, wurde die Insel vorübergehend von schiffbrüchigen Seefahrern, hierher verbannten Sträflingen, Piraten und Strandräubern bewohnt. Der erste dokumentierte Schiffbruch traf 1583 ein Schiff von Sir Humphrey Gilbert.

    Die Wildpferde von Sable Island, die nach ihrem Lebensraum benannt wurden, sind heute die einzigen Landsäugetiere auf der Insel. Vor langer Zeit von Seefahrern zurückgelassen oder von Schiffswracks auf den vielen Sandbänken rund um die Insel ans Ufer gespült, hat diese verwilderte Herde es geschafft, in einer kargen, unerbittlichen Umgebung zu gedeihen, die nicht einen einzigen schützenden Baum, sondern nur Dünengras und Regenwassertümpel als Lebensgrundlage bietet.

    Je mehr wir erkennen, desto weniger wissen wir; die Gegenwart wird von der unsichtbaren Vergangenheit immer wieder auf die Probe gestellt. Für Sable Island trifft dies mit Sicherheit zu – eine von der Zeit vergessene Insel, deren Geschichte und Tragödien in Nebeln und Stürmen fortleben und zumeist, wenn nicht gar vollständig, von alten und widersprüchlichen Geheimnissen umwittert sind. Wir stehen wahrhaftig am Rand eines neuen Universums, in dem unsere Erkenntnisse über die Wissensströme und Verkehrswege der Urzeit von neuen Entdeckungen und Artefakten hinterfragt werden; die Geschichte wird ständig neu geschrieben.

    Das Wrack von Uluburun, das vor der Küste Anatoliens entdeckt wurde und mit bronzezeitlichem Kupfer beladen war, stellt alles infrage, was wir über Amerika und seine Entdeckung wissen: Das Kupfer stammte von der Isle Royal im Lake Superior, doch das Schiff befuhr die Weltmeere fast 3000 Jahre vor Kolumbus! Das ist wichtig für unsere kleine Insel. Zwischen Golf- und Labradorstrom liegt sie mitten im globalen Förderband, das seit jeher von Seereisenden genutzt wird. Nur 462 Seemeilen entfernt ruht die Titanic auf dem Meeresgrund. Ihr tragischer Untergang von 1912 ging auf eine Entscheidung des Kapitäns zurück, ebenfalls dieses Förderband zu nutzen, um die Reisezeit zu verkürzen und eventuell den Weltrekord für Atlantiküberquerungen zu brechen. Den bisher letzten Schiffbruch erlitt 2004 ein Segelboot auf Weltumsegelung, das von New York nach Europa unterwegs war. Nach einem Kielbruch etwa fünf Kilometer vor der Südküste von Sable Island warf ein schwerer Sturm das Boot an Land.

    Allein im 19. Jahrhundert erlebte Sable Island mehr als 300 Schiffbrüche. Sollte in der Bronzezeit tatsächlich Kupfer verarbeitet worden sein, das man auf der winzigen Isle Royale im Oberen See abgebaut hatte, dann frage ich mich einfach: Wie viele Schiffe haben Sable Island in den vergangenen Jahrtausenden erfolgreich passiert, und wie viele von ihnen haben es nicht geschafft? Wie viele Schiffswracks blieben undokumentiert? Diese Nachforschungen überlasse ich anderen und entführe Sie stattdessen nach Sable Island, wie ich es vorgefunden habe. Ich lade Sie ein, an meiner 20-jährigen fotografischen Erkundung und Dokumentation dieses vergessenen Ortes teilzuhaben, der rund 500 Wildpferden, 500 Schiffswracks und 500 Jahren gekannter Geschichte gehört.

    Die Herkunft und die Lebensspuren dieser Pferde werden für immer ungeklärt bleiben. Ein paar verstreute Bücher und die Tagebuchaufzeichnungen des einstigen Vorstehers von Sable Island präsentieren lediglich nackte Tatsachen, Ereignisse und Geschichten von Menschen – von Männern, die für einen kurzen Augenblick versucht haben, Sable Island zu bezwingen. Doch nicht ein einziges Buch wird Ihnen von dem ersten Pferd berichten, das auf die Insel kam. Die schöne und unumstößliche Wahrheit aber ist, dass fast alle hier lebenden Wildpferde von schiffbrüchigen Tieren abstammen: Diese Urahnen, die teils wohl auch absichtlich zurückgelassen wurden, waren allesamt Ausgestoßene auf einer einsamen Insel. Durch ein seltsames Missgeschick wurden sie der Natur zurückgegeben.

    Wenn wir der Versuchung widerstehen, die Antworten von vornherein zu kennen, könnte meine Entdeckungsreise durch Sable Island auch als Reise auf einen fernen Planeten bezeichnet werden, dessen Bewohner wir „Pferde“ nennen, eine Lebensform, über die ich nichts weiß. Auf die Standardfrage „Wie nah bist du ihnen gekommen?“ antworte ich: „So nah, wie sie mich herangelassen haben“, so als hätte ich im Dschungel einen unbekannten Stamm entdeckt, dem gegenüber ich Demut üben müsste. Mit Respekt, Neugier, Geduld, Verständnis, Sympathie, Liebe und so wenig Angst wie möglich, dafür aber voller Naivität, Genuss und Freude wagte ich mich auf das unberührte Land vor und musste darüber nachdenken, dass alles, was von den großen Tragödien der vielen Hundert Schiffswracks geblieben ist, diese wilden Pferde sind. Ich wurde zum selbsternannten Botschafter auf Sable Island, und jeder meiner Schritte war bedeutend, um für diese Wesen eine neue Erinnerung daran zu erzeugen, wer wir eigentlich sind – die „Menschheit“.

    Wir sollten diese Sandbank mitten in einem Ozean voller toter Seelen in Ruhe lassen – wenn nicht im Gedenken an die Toten, dann doch für ein künftiges Erinnern, für die Erinnerung unserer Kindeskinder und ihre vorsichtigen, ihre zukünftigen Schritte. Wir müssen bewahren, ohne einzugreifen oder Wissen vorzutäuschen. Ich hoffe, dass jeder, der sich auf den Weg macht, um Sable Island zu entdecken, mit lauteren Absichten kommt. Ich hoffe, dass es durch störungsfreie Beobachtung, durch restlose Achtung, Bewunderung und Liebe für die Insel, ihre Natur und ihre wilden Bewohner gelingen wird, diesem einmaligen Naturerbe eine bessere Zukunft zu bescheren als diejenige, die der Mensch üblicherweise für alles „Wilde“ geschaffen hat.

    Wir sollten Sable Island und seine Wildpferde in Ruhe lassen, damit sie frei sein können, weit weg von menschlicher Einmischung und Kontrolle. Die 2014 erfolgte Einrichtung eines kanadischen Nationalparks, die ich in vielerlei Hinsicht begrüße, lässt Zweifel an dieser Idealvorstellung aufkommen. Das Gute wird stets vom Schlechten begleitet. Soweit ich weiß – und ich hoffe, Sie stimmen mir zu –, hat bis zum heutigen Tage kein einziger Flecken Wildnis davon profitiert, dass der Mensch ihn entdeckt, erobert und gezähmt hat.

    Am 6. Juni 2013 trat nach der Zustimmung durch die britische Krone in Kanada das Gesetz S-15 in Kraft. Dieser Zusatz zum Nationalparkgesetz des Landes erlaubt die Erkundung von Öl- und Gasvorkommen in allen kanadischen Nationalparks und somit auch im Schutzgebiet des Sable-Island-Nationalparks – etwa durch Fracking (hydraulische Frakturierung) auf Sable Island selbst oder durch Offshore-Bohrungen im Umkreis von nur einer Seemeile. Für das ungeheuer empfindliche Ökosystem der Insel könnten solche Aktivitäten verheerende Folgen haben. Einmal angegriffen, wäre die dünne Süßwasserschicht unter der sandigen Oberfläche möglicherweise nicht mehr zu retten. Dieses Wasser bildet die einzige Lebensgrundlage Sable Islands, seiner Tier- und Pflanzenwelt und damit auch seiner Wildpferdpopulation.

    Am 26. November 2013 saß ich im Auditorium der Saint Mary’s University in Halifax und verfolgte eine großartige Diskussion über Sable Island und den neu gebildeten Nationalpark, deren Frage- und Antwortrunde sich auf Bedenken und Befürchtungen rund um das Gesetz S-15 konzentrierte. Im Publikum saßen etwa 500 Menschen, die sich einig darin waren, dass vielleicht nicht alles käuflich sein und unter dem Aspekt von Dollars und Cents betrachtet werden muss. Denn manche Dinge auf dieser Welt sind Geschenke, die uns allen gegeben wurden, um sie zu erhalten.

    Dieses Buch zeigt die wilde Schönheit, der ich begegnet bin. Es zeigt sie so, wie sie mich aufgenommen hat und wie sie mich durchströmt, wenn ich diese Zeilen schreibe. Ich schreibe in der Hoffnung, Sie als Leser einem Ort näherzubringen, der außerhalb dessen liegt, was Sie unter „Pferd“, „wild“ und „frei“ verstehen – einem Ort jenseits von Zeit, Begehrlichkeit und Inbesitznahme.

    Roberto Dutesco

    8. März 2014

    New York

  • Lea la introducción a la exposición - ESP

    Los Caballos Salvajes de la Isla Sable
    Prefacio a la edición de 2014

    La Isla Sable, en Nueva Escocia, Canadá, ubicada en la latitud 43.933 y longitud 60.007, ha sido escenario de más de 475 naufragios desde principios del siglo XVII. Durante siglos, la Isla Sable fue considerada un lugar temible: el “Cementerio del Atlántico”. Nunca fue habitada de forma permanente, pero sí vio ocupaciones temporales por parte de marineros naufragados, convictos transportados, piratas y saqueadores. El primer naufragio documentado fue el de uno de los barcos de Sir Humphrey Gilbert en 1583.

    Los CABALLOS SALVAJES, llamados así por la isla que habitan, son ahora los únicos mamíferos terrestres de la Isla Sable. Abandonados allí hace mucho tiempo por marineros o arrojados a la orilla tras naufragios en los numerosos bancos de arena que rodean la isla, esta manada salvaje ha logrado sobrevivir en un entorno austero e implacable que no ofrece ni un solo árbol donde refugiarse, solo pasto marino y charcos de agua de lluvia para alimentarse.

    Cuanto más sabemos, menos conocemos; el momento presente es desafiado por un pasado oculto. Esto es especialmente cierto para la Isla Sable, un lugar olvidado por el tiempo, una isla cuya historia y tragedias permanecen en la niebla y las tormentas, envueltas casi todas en misterios de tiempo y contradicción. En verdad, estamos al borde de un nuevo universo donde las antiguas rutas prehistóricas de conocimiento y migración son cuestionadas por nuevos hallazgos y artefactos, la historia se reescribe constantemente.

    El naufragio de Uluburun, descubierto frente a la costa de Anatolia y cargado con cobre de la Edad de Bronce, desafía todo lo que sabemos sobre América y su descubrimiento: el cobre fue extraído en Isle Royale, en el Lago Superior, ¡pero el barco es casi tres mil años anterior al viaje de Colón! Esto es relevante para nuestra pequeña isla situada en la corriente del Golfo y la corriente de Labrador, una “cinta transportadora” usada por todos los viajes del pasado y del presente. El Titanic yace a 462 millas náuticas de la Isla Sable. Esta gran tragedia en 1912 surgió de la decisión del capitán de usar esta corriente para acortar el tiempo de viaje y buscar una oportunidad para batir el récord mundial de cruces transatlánticos. El último naufragio en Sable fue el de un velero que partió de Nueva York rumbo a Europa en 2004. Rompió su quilla a unos cinco kilómetros de los bancos de arena en el sur de la isla y fue eventualmente arrojado a tierra por una fuerte tormenta.

    Sabemos que sólo en el siglo XIX, hubo más de trescientos naufragios en la Isla Sable. Si la Edad de Bronce fue impulsada por el cobre extraído en esa pequeña isla del Lago Superior —Isle Royale— me pregunto cuántos barcos pasaron por la Isla Sable en miles de años y cuántos no lograron pasarla, cuántos naufragios no se registraron. Dejaré esa búsqueda a los demás. Lo que haré es llevarte conmigo a Sable tal como la encontré. Te mostraré mis veinte años de documentación fotográfica y el descubrimiento de este lugar olvidado, hogar de unos quinientos caballos salvajes, quinientos naufragios y quinientos años de historia conocida.

    Los posibles orígenes y la historia genética de estos caballos siguen siendo un tema abierto. Algunos libros dispersos y los diarios del superintendente de la Isla Sable te presentarán hechos concretos, eventos e historias sobre hombres —hombres que, por un breve momento, intentaron domar Sable— pero ningún libro te contará cuándo llegó el primer caballo a la isla. Sin embargo, hay una verdad hermosa e irrefutable: casi todos los caballos salvajes son descendientes de animales naufragados, algunos quizás abandonados deliberadamente en la orilla, pero todos desterrados en una isla desierta. Por una extraña desgracia, han sido devueltos a la naturaleza.

    Resistiendo la tentación de saber, de buscar respuestas anticipadas, mi viaje para descubrir la Isla Sable podría describirse como un viaje a un mundo desconocido cuyos habitantes llamamos “CABALLOS”, seres sobre los que no sé nada. Ante la pregunta que siempre me hacen, “¿Qué tan cerca estuviste de ellos?” respondo: tan cerca como ellos quisieron, como si estuviera en una selva y descubriera una tribu desconocida, uno debe practicar la humildad; con respeto, curiosidad, paciencia, comprensión, simpatía, amor y el menor miedo posible, me aventuré con ingenuidad, placer y alegría en su tierra intacta, pensando que lo único que queda de las grandes tragedias de cientos de naufragios son estos caballos salvajes. Autodeclarándome embajador de Sable, cada paso que di fue importante, creando un nuevo recuerdo solo para sus ojos, de quiénes somos —nosotros, “HOMBRE”.

    Este banco de arena en medio de un océano lleno de almas debería dejarse en paz, si no es en la memoria de los que ya han partido, entonces al menos para la memoria futura, la memoria de los hijos de nuestros hijos y su luz, sus futuros pasos. Debemos preservarlo sin intrusiones ni pretensiones de conocimiento. Para quienes emprendan el viaje del descubrimiento a Sable, espero que sus intenciones sean sinceras. Espero que, mediante su observación no invasiva, total respeto, admiración y amor por la isla, el entorno y sus habitantes salvajes, esta memoria futura será mejor que la que la humanidad ha creado para todo lo “SALVAJE”.

    La Isla Sable y su grupo de caballos salvajes deben quedar libres, fuera del control o de la interferencia humana. Con la creación del Parque Nacional Canadiense en el 2014, que en muchos aspectos aplaudo, la idea ha sido cuestionada. Lo bueno viene con lo malo. Lo que sé, y espero que estés de acuerdo, es que hasta el presente ningún lugar salvaje ha mejorado una vez descubierto, conquistado y domesticado por el hombre.

    El 6 de junio de 2013, el nuevo proyecto de ley canadiense S-15 recibió la aprobación real y se convirtió en ley. Esta enmienda a la Ley de Parques Nacionales permite la exploración de petróleo y gas dentro de la Reserva del Parque Nacional de la Isla Sable, o en cualquier otro Parque Nacional canadiense, incluyendo la fracturación hidráulica bajo la propia Isla Sable y la perforación a solo una milla náutica mar adentro (1,852 km). Para este ecosistema increíblemente frágil, las consecuencias de dicha actividad podrían ser devastadoras. La delgada capa de agua dulce bajo la superficie arenosa, una vez perturbada, podría no recuperarse jamás. Esta agua es lo único que mantiene viva a la Isla Sable, su flora y fauna, y a su manada salvaje.

    El 26 de noviembre de 2013, estuve sentado en el auditorio de la Universidad Saint Mary’s, campus de Halifax, escuchando un gran debate sobre la Isla Sable y el recién formado Parque Nacional, a medida que las preguntas y respuestas de la sesión se convirtieron en inquietudes y preocupaciones sobre el proyecto de ley S-15. En aquella audiencia de unas quinientas personas, hubo un sentimiento de unidad, cuya voz decía: tal vez no todo está en venta y no todo debe considerarse en términos de dólares y centavos, ya que algunas cosas son regalos, dados a todos nosotros, para todos nosotros.

    Este libro les ofrece la belleza salvaje que he encontrado, tal como me ha recibido y como corre por mí mientras escribo estas palabras. Deseo y espero acercarlos a un lugar fuera de lo que ustedes conocen como “CABALLO”, como “SALVAJE” y como “LIBRE”, un lugar fuera del tiempo, del deseo y de la conquista.

    Roberto Dutesco

    8 de marzo de 2014

    Nueva York

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    赛布尔岛野马

    2014年版序言

     塞布尔岛(Sable Island)位于北纬43.933度、西经60.007度,隶属加拿大新斯科舍(Nova Scotia)省,自17世纪早期以来,这里发生了475多起沉船事故。从古至今的400年间,塞布尔岛都是一个可怕的地方:它被人们称为“大西洋墓地”。塞布尔岛从来没有长期居民,遇难的海员、走私贩、海盗以及遇难船只的肇事者在这里走马观花似的出现又最终消于沉寂。历史上有记载的沉船事件始于1583年,当时汉弗莱·吉尔伯特(Humphrey Gilbert)带领的船队中有一艘船在此失事。

     “塞布尔岛野马”以其生存的塞布尔岛命名,是目前该岛上生存的唯一陆生哺乳动物。这些未驯化的野马一部分由很久以前的海员遗弃在此;由于岛上沙洲林立,在此经过的船舶被湮没之后,船上的马就会被海浪抛到岸上,这是塞布尔岛野马的另一个来源。岛上环境恶劣,没有树木,仅有海草和积雨赖以维生,这些马群就是在这样的环境中生存并日渐繁衍兴旺。

     我们的见识越广,就会越觉得自己无知,因为时间正在慢慢揭开过去那些不为我们所知的事实。这个道理同样适用塞布尔岛,这是一个被时间遗忘的地方,发生在这里的故事和悲剧笼罩着层层迷雾,它们中的大部分都隐藏在时间和悖论的谜团中。的确,我们正站在一个新世界的边缘,新的发现和史前古器物的发掘将大量史前的知识和迁徙资料再次呈现于我们面前,我们对历史的认识日渐明朗。

    乌鲁布伦(Uluburun)沉船被发现于安纳托利亚(Anatolia)海岸附近,船上装满了铜器时代的铜制品,这一发现改变了我们对美洲及以往发现的看法:这些铜开采自苏必利尔(Superior)湖的罗亚尔岛(Isle Royale),而且乌鲁布伦沉船的航行时间要比哥伦布早了近三百年!这对塞布尔岛(墨西哥湾流和拉布拉多洋流交汇处)来说十分重要,不管是过去还是现在,它俨然是过往航行船只的传送带。泰坦尼克(Titanic)就沉没在距塞布尔岛462海里的地方。这起悲剧发生在1912年,原因就是当时船长下令利用该传送带,企图缩短航行时间,刷新横渡大西洋的世界纪录。最近的一起沉船事件发生在2004年,一艘帆船从纽约港起航,准备横跨大洋到达欧洲,但是,在距塞布尔岛南岸大约五千米(约三英里)的地方折断了龙骨,最终在一场暴风雨中被卷到了塞布尔岛海岸。

    单是在19世纪,塞布尔岛附近就发生了三百多起沉船事故。在青铜时代,如果苏必利尔湖中的罗亚尔岛真的是铜矿的来源,我不禁在想:在过去的数千年中,有多少船只曾途径塞布尔岛,又有多少船只命折于此,在这其中又有多少是不曾记录的?这些问题恐怕要留给他人来验证了,我要做的是与您分享已发现的关于塞布尔岛的秘密。为您带来本人过去二十年来关于这个被人遗忘的角落的摄影资料和重大发现,这里有关于五百匹野马、五百艘沉船的传奇故事,还有五百年来所经历的历史。

    关于这些野马的踪迹和可能的来源,人们尚未知晓。我们可从一些散落的、关于塞布尔岛的书中或从塞布尔岛的管理日志中找到人们试图驯服塞布尔岛野马的片段和故事,却找不出哪本书讲述了第一匹马抵达这个小岛的时间。但是,有一个事实是无可争辩的,那就是几乎所有的野马都是沉船带来的马的后代,其中一些可能是主人故意遗弃在海岸上的,命运安排它们在这个荒芜的小岛上相聚。它们最终以这样一种匪夷所思的方式回到了自然的怀抱。

    带着跑在时间之前寻找答案的渴盼,我开始了此次探索赛布尔岛之旅,我将自己的这次行程描绘成到往遥远星际的旅行,这里的居民是一群被我们称之为“马”的生物,对于这种生物,我之前一无所知。人们常常问我:“您离它们有多近?”我的回答是:“在一个它们希望我靠近的最小范围”,这就像是在一片密林中观察未知的部落,必须带上谦恭之心;尊重、好奇、毅力、理解、同情、爱、大胆这些情感因素缺一不可。我带着一颗天真无邪、欣喜快乐的心情闯入它们这片未被污染的土地,感叹这成群的野马是那成百上千悲剧的所有恩赐。我将自己看作是人类派往赛布尔岛的大使,所以,我的每一步都很重要,因为我的每一步都将在这些马的眼中留下关于我们,即“人类”的新记忆。

    这片位于海洋之中的沙洲有太多的灵魂,我们不应对其过多打扰,就算不是为了纪念那些逝去的生灵,也要考虑未来的记忆—即我们子孙对这里应有的回忆,他们的期待以及他们的脚步。不无端侵入、不假装就是我们对这一小岛的保护。对于那些勇于探索赛布尔岛的人,我希望他们怀着真诚的目的。这个小岛、这里的环境以及野生居民是上天留给我们的遗产,我希望探索者对这里的拜访不含侵入目的,尊重、敬仰、热爱这个小岛,让这里变得更加美好,不要成为人类染指的下一个“无序”世界。

    我们应给赛布尔岛和岛上的野马以自由,不要去控制或打扰它们。2014年,加拿大国家公园落成,虽然我在很大程度上举手赞成,但是,赛布尔岛是否还能拥有自由不禁让人担忧。就我所知,福祸总是相依而行。当然,我希望你们也与我有共识,那就是到目前为止,凡是被人们发现、征服进而“驯化”的野生区域的境况都在趋于恶化,并且无一幸免。

    2013年6月6日,新的《加拿大法案S-15》获得御准成为法律,这项《加拿大国家公园法案》的修正案允许在赛布尔岛国家公园保护区中进行石油和天然气的勘探,包括在赛布尔岛下使用液压破碎法(水力压裂法),以及在一海里外实行近海钻探。赛布尔岛生态环境极度脆弱,这种做法的后果有可能是灾害性的。一旦沙质表面下那薄薄的淡水层遭到破坏,可能永远都无法恢复。淡水是赛布尔岛之所以为赛布尔岛的根本,岛上的植物群、动物群、野生物种的生存都有赖于此。

    2013年11月26日,我坐在圣玛丽大学哈利法克斯校区的礼堂聆听一场伟大的辩论,这场辩论的主题是赛布尔岛和新落成国家公园之间的问题,之所以说它伟大是因为辩论在问答环节最终走向了对《S-15法案》的质疑和争论。当时的听众大约有五百人左右,这五百人的观点拧成了一种声音:或许并非所有东西都可被搬到市场,也并非所有东西都要用金钱来衡量,因为有些东西是上天送来的礼物,是给我们大家、给我们每一个人的恩赐。

    这本书将我曾邂逅的野性之美娓娓道来,这些美曾接纳过我,在我写这本书的时候,它们从我的血脉中碾过。或许赛布尔岛在您的印象中只是关乎“马”、“野性”和“自由”,但是,我希望我能用自己的文字将您带入一个不一样的地方、一个超越了时间、欲望和征服的圣地。

    罗伯特·杜特斯科(Roberto Dutesco)

    2014年3月8日

    于纽约市

2026

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Horst P. Horst - Biografia

Horst P. Horst - Biografia

1906
Il 14 agosto, a Weißenfels-an-der-Saale in Turingia, nasce Horst Paul Albert Bohrmann, ultimogenito di Max Bohrmann, proprietario benestante di una ferramenta, e Klara Schönbohm. 

1914
Scoppia la guerra. L’azienda di famiglia è in declino. Horst frequenta la scuola locale dove impara il francese e l’inglese.

Anni Venti 
La famiglia Bohrmann prospera ed è la prima in città a comprare un’automobile. Durante la permanenza nella casa di campagna Horst incontra e fa amicizia con alcuni studenti della Bauhaus di Weimar. 
Si iscrive alla Kunstgewerbeschule per studiare carpenteria e design di oggetti d’arredo con Walter Gropius. 

1929
Scrive all’architetto Le Corbusier a Parigi per proporsi come apprendista ed è sorpreso dalla risposta affermativa.

1930
A Parigi lo scrittore Julien Green e l’amico Robert de Saint-Jean prendono Horst sotto la loro ala, mostrandogli gallerie, monumenti e il palazzo di Versailles. 
Conosce George Hoyningen-Huene, capo fotografo di «Vogue France». 
Horst va a vivere con lui e diviene il suo pupillo, assistente fotografico e talvolta modello. 

1931
Horst incontra Mehemed Agha, direttore artistico di «Vogue» negli Stati Uniti. Affascinato dai suoi riferimenti cosmopoliti Agha propone a Horst di fare il fotografo per «Vogue France». Le sue prime foto vengono pubblicate senza attribuzione nel numero di novembre. 

1932
Va a Londra per alcuni scatti commissionati da «Vogue», tra cui un ritratto di Gertrude Lawrence. A Parigi fotografa Lee Miller, all’epoca amante di Man Ray. La sua prima mostra è accolta con grande favore, come testimonia Genêt (Janet Flanner), corrispondente a Parigi del «New Yorker». Horst ritiene che sia la sua recensione a convincere Condé Nast a invitarlo a New York per lavorare per «Vogue» per sei mesi. 

1933
Riprende a lavorare per «Vogue France» occupandosi di still life e servizi fotografici di moda di minor rilievo. Quando Huene lascia Parigi per realizzare servizi per «Vanity Fair» Horst si trova a occuparsi della maggior parte delle sue incombenze.

1935
Diventa capo fotografo di «Vogue France» quando, dopo un litigio con Agha, Huene presenta improvvisamente le dimissioni e viene assunto da «Harper’s Bazaar».  

1936
Realizza uno dei suoi scatti di moda più noti, The White Sleeve, che ritrae Doris Zelensky in un completo di Robert Piguet appoggiata a una balaustra. Primi scatti di Lisa Fonssagrieves; è il primo a fotografarla per «Vogue».

1938
La sua prima mostra negli Stati Uniti è un successo.

1939
Huene e Horst vanno in Grecia, quest’ultimo inviato da «Vogue». Per caso incontrano i colleghi Henri Cartier-Bresson, fotografato da Horst a Delfi, e Herbert List. Il suo ultimo scatto prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale è forse il più famoso: il Mainbocher Corset.

1941-43
La Germania dichiara guerra agli Stati Uniti e Horst, cittadino straniero di un paese nemico, non può lavorare al di fuori dello studio di «Vogue». Condé Nast muore. Il ritratto scattato da Horst, otto anni prima, viene usato per il tributo all’editore dalle redazioni di «Vogue» negli Stati Uniti. Si arruola ufficialmente nell’esercito degli Stati Uniti, e presta giuramento con il nome di Horst P. Horst.

1946-50
Acquista quasi cinque ettari di terra a Oyster Bay, sulla riva settentrionale di Long Island, dove si stabilisce con il compagno Valentine Lawford. Usa poi questa location per i suoi scatti di moda. Comincia a lavorare saltuariamente per «House & Garden». 
Pubblicazione: Patterns from Nature, J.J. Augustin Publishers, New York.

1951
Chiudono gli studi di «Vogue» a New York e così Horst prende in affitto l’atelier abbandonato del pittore Pavel Čeliščev. Eddie Pfizenmaier diventa suo assistente e rimarrà con lui per quindici anni.

1962
L’amica Diana Vreeland si trasferisce da «Harper’s Bazaar» a «Vogue». Su suo suggerimento, Horst comincia a produrre foto per una serie di articoli sulle case e i giardini di persone famose, tra cui quelle di Cy Twombly e del duca e duchessa di Windsor.

1968-71
Huene muore in California. Horst eredita il suo archivio fotografico. Quando Vreeland viene licenziata da «Vogue» Horst riprende a lavorare per «House & Garden», diretta all’epoca da Mary Jane Pool.

1985
Viene pubblicato, in concomitanza con la mostra di Palazzo Fortuny a Venezia: Horst. Photographs 1931–1986, Idea Books, Milano.
Richard Tardiff diventa il suo manager (sarà successivamente adottato dal fotografo e prenderà il nome di Richard Tardiff Horst).

1989-90
La Bradford University conferisce a Horst e al collega di «Vogue» Norman Parkinson un dottorato honoris causa. Viene anche insignito del Lifetime Achievement Award dal Council of Fashion Designers of America. Nel video della canzone Vogue, Madonna utilizza svariati motivi propri di Horst, tra cui l’immagine del Mainbocher Corset.

1992
Horst smette di fotografare a causa di un deterioramento della vista. I suoi ultimi scatti ritraggono fiori.

1996
Viene insignito del premio Master of Photography dall’International Center of Photography, New York, e vengono tenute retrospettive alla Hamiltons Gallery di Londra e alla Staley-Wise Gallery di New York per celebrare il novantesimo compleanno di Horst.

1999
Horst muore il 18 novembre all’età di 93 anni a Palm Beach, Florida. Viene tenuta una cerimonia in sua memoria al Lotos Club di New York con discorsi commemorativi di Paloma Picasso e Bruce Weber, tra gli altri. 

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